contaminazioni

Dialetto modenese, un bicchiere di lambrusco e … un borlengo!!

Non ho mai conosciuto i miei nonni (sarebbero stati più che centenari alla mia nascita!) e una delle cose che sento di aver perso è non aver mai imparato il dialetto. I miei genitori provengono da zone differenti del modenese e quindi in casa si è sempre parlato “l’italiano”. Ho cercato più volte di apprendere qualcosa, qualche termine, ma sono negata in generale per le lingue e a parte qualche canzone dei Modena City Ramblers non ho imparato molto!!

Qualche anno fa ho anche comprato un libro, “Proverbi e tradizioni modenesi”, che in parte è un dizionario dialetto modenese-italiano, in parte raccoglie filastrocche, aneddoti, leggende, storie e storielle di varia natura e su differenti argomenti. Quando ho visto il contest di Elisa su Contaminazioni food & letteratura dialettale l’ho subito recuperato e sfogliato in cerca di ispirazione. Devo dire che per me questo contest è stato tanto difficile quanto stimolante, un’occasione in più per conoscere qualcosa del mio territorio, che ultimamente non se la passa particolarmente bene. Resta il fatto che in un mondo sempre più globalizzato per me è importante non dimenticarsi della storia e della cultura locale.

Dopo questa prefazione veniamo alla nostra scelta, una filastrocca per bambini che ci è piaciuta molto, una specie di “alla fiera dell’est” tutta modenese… sarà anche che io in questo momento un po’ mi identifico nel topolino sguercio!!

Chiedo perdono per eventuali errori di battitura e per la traduzione che non sarà 100% letterale!!!

Al surghin e al galet

(Il topolino e il galletto)

Al surghin ind al puler

(Un topolino va nel pollaio)

al va per pseregh magner

(per cercare qualcosa da mangiare)

al galet inviperì

(il galletto inviperito)

al gh’selta ados e pò al l’ha frì

(gli salta addosso e lo ferisce)

al surghin espavintè

(il topolino spaventato)

al va dal sert per fers curer al gh dis:

(va dal sarto per farsi curare e gli dice)

“sert dam pesa da giusterem la testa che al galet al m’ha psighè”.

(sarto dammi una pezza per aggiustarmi la testa che il galletto mi ha beccato)

Alora, al sert al gh dis: “dam pel” e alora al surghin al va dal can e al gh dis:

(Allora il sarto gli dice “dammi il pelo” e allora il topolino va dal cane e gli dice:)

“Can dam pel da per pel al sert

(Cane dammi il pelo per il sarto)

che al galet al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Alora al can al gh’ ha ditt: “damm pan”

(Allora il cane gli ha detto: “dammi il pane”)

Alora al surghin al gira al gira

(Allora il topolino gira e gira)

al va in un foren al dis:

(va da un fornaio e gli dice:)

“Foren dam pan

(Fornaio dammi il pane)

da per pan al can

(per dare pane al cane)

che al can al m’da pel

(che il cane mi dà il pelo)

da der pel al sert

(per dare il pelo al sarto)

che al sert al m’dà pesa

(che il sarto mi dà una pezza)

da giusterem la testa

(per aggiustarmi la testa)

che al galèt al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Alora al foren al g’ha ditt: “dam legna”.

(Allora il fornaio gli dice “dammi la legna”)

Alora al surghin al gira al gira

(Allora il topolino gira e gira)

al va in dal bosch e al dis:

(va nel bosco e gli dice:)

“bosch dam legna

(bosco dammi la legna)

da der legna al foren

(per dar la legna al fornaio)

che al foren al m’da pan

(che il fornaio mi dà il pane)

da der pan al can

(per dare il pane al cane)

che al can al m’da pel

(che il cane mi dà il pelo)

da der pel al sert

(per dare il pelo al sarto)

che al sert al m’dà pesa

(che il sarto mi dà una pezza)

da giusterem la testa

(per aggiustarmi la testa)

che al galèt al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Alor al bosch al dis:

(Allora il bosco gli dice)

“A gh vol manera”.

(Ci vuole la scure)

Alora al surghin al gira al gira

(Allora il topolino gira e gira)

al va dal frap e al dis

(va dal fabbro e gli dice)

“Frap dam manera

(Fabbro dammi una scure)

da der manera al bosch ch’al m’da legna

(per dare lo scure al bosco che mi dà la legna)

da der legna al foren

(per dar la legna al fornaio)

che al foren al m’dà pan

(che il fornaio mi dà il pane)

da der pan al can

(per dare il pane al cane)

che al can al m’da pel

(che il cane mi dà il pelo)

da der pel al sert

(per dare il pelo al sarto)

che al sert al m’dà pesa

(che il sarto mi dà una pezza)

da giusterem la testa

(per aggiustarmi la testa)

che al galèt al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Alora al frap al g’ha ditt:

(Allora il fabbro gli dice)

“Dam sunsa”.

(Dammi la SUNSA*)

Alora al surghin al gira al gira

(Allora il topolino gira e gira)

al serca al porch e al dis:

(cerca il maiale e gli dice)

“porch dam sunsa

(maiale dammi la SUNSA*)

da der sunsa al frap

(per dar la salsiccia al frap)

che al frap al m’dà manera

(che il fabbro mi dà la scure)

da der manera al bosch ch’al m’da legna

(per dare la scure al bosco che mi dà la legna)

da der legna al foren

(per dar legna al fornaio)

che al foren al m’dà pan

(che il fornaio mi dà il pane)

da der pan al can

(che il fornaio mi dà il pane)

che al can al m’da pel

(che il cane mi dà il pelo)

da der pel al sert

(per dare il pelo al sarto)

che al sert al m’dà pesa

(che il sarto mi dà la pezza)

da giusterem la testa

(per aggiustarmi la testa)

che al galèt al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Alora al porch al dis:

(Allora il maiale dice:)

“dam gianda”.

(dammi la ghianda)

Alora al surghin al gira al gira fintant ch’al cata la rora

(Allora il topolino gira e gira finchè trova la RORA)

e al dis: “Veint dam gianda

(e dice “Vento dammi la ghianda)

da der gianda al porch

(per dar la ghianda al maiale)

ch’al porch al m’dà sunsa

(che il maiale mi dà la cunza)

da der sunsa al frap

(per dare la salsiccia al fabbro)

che al frap al m’dà manera

(che il fabbro mi dà la scure)

da der manera al bosch ch’al m’da legna

(per dare la scure al bosco che mi dà la legna)

da der legna al foren

(per dar la legna al fornaio)

che al foren al m’dà pan

(che il fornaio mi dà il pane)

da der pan al can

(per dare il pane al cane)

che al can al m’da pel

(che il cane mi dà il pelo)

da der pel al sert

(per dare il pelo al sarto)

che al sert al m’dà pesa

(che il sarto mi dà la pezza)

da giusterem la testa

(per aggiustarmi la testa)

che al galèt al m’ha psighè”.

(che il galletto mi ha beccato)

Mo chè al veint al ne gniva

(Ma vento non ce n’era)

la gianda l’an caschèva

(la ghianda non cascava)

in ch’al meinter la testa dal surghin

(In quel mentre la testa del topolino)

la s’era già giusteda.

(si era già aggiustata)

La “sunsa” non abbiamo ben capito cosa sia; abbiamo anche consultato il Piccolo dizionario del dialetto modenese, ma nessun risultato. Siamo quindi ricorsi a un piccolo sondaggio tra amici modenesi: c’è chi ritiene che la sunsa sia la salsiccia (in alcune parti del modenese chiamata sunseza), noi dopo un po’ di ricerche riteniamo invece che si possa riferire alla “cunza”, un battuto di lardo, aglio e rosmarino. O per lo meno ci piace pensarlo, perchè la cunza non è solo il ripieno per eccellenza delle crescentine (diffusamente ma erroneamente chiamate anche tigelle) ma è un ingrediente fondamentale per la ricetta che proponiamo: i borlenghi.

Il borlengo è un piatto tipico dell’Appennino modenese e di alcuni suoi dintorni. Mentre gnocco fritto e crescentine hanno varcato i confini provinciali, il borlengo è un illustre sconosciuto. Si tratta di un piatto povero, molto diffuso in montagna e qui diffuso anche nella sua variante fatta con la farina di castagne (in questo caso prende il nome di “ciaccio”… ma non apriamo una parentesi sui nomi perchè questo post potrebbe diventare ancora più lungo!).

Dovendovi trasmettere efficacemente il borlengo potrei dirvi che per aspetto e preparazione assomiglia a una crepe, però ha la consistenza croccante e leggera del pane carasau. Questa sfogliatina viene poi condita con un filo di cunza e (per chi può) una spolverata di Parmigiano Reggiano.

Per la ricetta dei borlenghi rimandiamo all’apposito articolo: I borlenghi e la cucina modenese.

Con questo articolo partecipiamo al contest “Contaminazioni. Food and… Letteratura dialettale” del blog Sapori di Elisa:

 

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

9 commenti

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  • Bello, bellissimo post! Perfetta la filastrocca, perfetta la ricerca che hai fatto per la traduzione, perfetta la scelta della ricetta! Complimenti e grazie infinite di avermi donato una così bella contaminazione! :)
    A presto

    • Grazie a te Elisa, i tuoi contest sono sempre molto belli e stimolanti!! E soprattutto grazie per i complimenti, arrossiamo!!!

  • ora dico una stupidaggine sicuramente, ma non potrebbe essere la sugna? nel senso dello strutto? Okkkkei , non mi lancio ulteriormente nelle interpretazioni linguistiche, ma mi è piaciuta molto la tua filastrocca, così come ho avuto davvero piacere a scoprire questa preparazione che proprio ignoravo: la farò per mio marito, che di modenese aveva la nonna, tanto per presentargli qualcosa della tradizione di una parte tanto amata importante della sua famiglia.
    Grazie di avermela fatta conoscere
    Daniela

    • Ciao Daniela,
      anzitutto grazie mille per i complimenti, ancor più apprezzati perchè adoro il vostro blog!!
      Per quanto riguarda la “sunsa” quello che dici è molto sensato, lo strutto sarebbe anche più in linea con la filastrocca rispetto alla cunza (il fabbro userebbe infatti lo strutto per lavorare la scure). Non ci avevo proprio pensato!!!
      Grazie mille e a presto!!

  • Peccato che tu abbia scoperto l’abbecedario solo alla lettera finale….ma dai meglio tardi che mai….e che fantastica ricetta!!! Grazie mille!!! Dai…..ti aspetto con altre ricette se ti va!!!

    • Grazie mille a te!! Ti assicuro che la ricetta è veramente fantastica, i borlenghi sono stati decisamente meno esportati rispetto al gnocco e alle tigelle (o crescentine che dir si voglia), però sono favolosi anzi, io li preferisco!!

    • Grazie a voi!!! Non vedo l’ora di vedere il post riassuntivo, ho sbirciato le ricette e ce ne sono tantissime di interessanti!!!!
      A presto ;)

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