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Gli Etruschi a tavola, grandi buongustai

Vi abbiamo parlato del Parco Archeologico di Baratti e Populonia, ma ancora non vi abbiamo detto che, in occasione del blogtour Un Mare di Gusto, ci è stata organizzata una visita incentrata su quanto fossero buongustai gli etruschi. A guidarci gli archeologi Alessandro Fichera, Coordinatore del Parco Archeologico di Baratti e Populonia, e Francesco Ghizzani Marcìa, Presidente dell’Ente Parchi della Val di Cornia.

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Gli etruschi e il vino

Populonia era una comunità godereccia sin dal nome. Era dedicata al dio Fufluns, il Dioniso dei Greci e Bacco per i Romani. Fufluns era il dio del vino e della vendemmia; il suo nome va posto in relazione con la radice puple, “germoglio”, quindi con la vita che si rigenera, da qui Fufluna, Pupluna, Populonia.

Gli etruschi hanno imparato dai greci ad addomesticare la vite e introdotto la viticultura con metodi “moderni”. Quello degli etruschi – e degli antichi in generale – non era un vino “ruffiano” come quelli di oggi, e per questo veniva allungato con l’acqua e a volte anche con miele e spezie durante un cerimoniale che si svolgeva a fine pasto. In una tomba a Populonia è stato ritrovato anche un colino in bronzo utilizzato per filtrare il vino (1).

La società etrusca non era moderna solo per la vinificazione. Le donne etrusche, ad esempio, erano emancipate e partecipavano ai banchetti e alla vita politica. Diversamente dai greci e dai romani, nella società etrusca la donna era equiparata all’uomo e probabilmente sono stati questi costumi a portare i Romani a reputare le  donne etrusche delle donnacce.

Gli etruschi e il pesce

Nel Mediterraneo la pesca del tonno era  già praticata in tempi antichi, come testimonia un graffito raffigurante la pesca del tonno nella “grotta del genovese” a Levanzo (5.000-6.000 a.C.) o il cratere del venditore di tonno di Lipari, che raffigura una scena vivida che si potrebbe anche ritrovare in mercato del tonno odierno.

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Immagine archivio Rosa Casano del Puglia

Il toponimo di “Punta delle Tonnarelle”, localizzata poco oltre la baia naturale del golfo di Baratti, non lascia dubbi sulla pratica della pesca del tonno a Populonia fin da epoca antica. Ne parla anche Strabone quando nel I secolo a.C. descrive la città ormai quasi abbandonata, ma che conserva ancora un quartiere marittimo e le tonnare. Vi erano reti fisse per la pesca del tonno, fissate con piombi sul fondo e galleggianti in superficie.

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La conformazione di Populonia era ideale per la pesca del tonno, inoltre disponeva di saline, indispensabili per la conservazione del pesce. I promontori con paludi all’interno erano ricorrenti per le tonnare e tra il XIX e il XX secolo nel Tirreno ne erano ancora attive 37. Il tonno è un pesce pelagico che compie lunghe migrazioni in banchi e nel Mediterraneo segue un itinerario che in senso antiorario lo porta dallo stretto di Gibilterra alle coste della Turchia, risalendo anche le coste dell’Italia e della Sardegna, per tornare poi all’Atlantico. Di conseguenza i pesci pescati sul percorso “di andata” o di risalita, sono di solito più numerosi e di taglia maggiore rispetto a quelli pescati sul tragitto di ritorno. A Baratti si pescavano quindi relativamente pochi tonni e comunque di piccola dimensione (20-30 kg). Un documento di fine Ottocento riporta la stima dei tonni pescati in cinque anni in diversi punti del Tirreno e dà un’idea delle proporzioni:

  • 400 tonni a Baratti;
  • 2.500 a Porto Santo Stefano;
  • 45.000 a Favignana.

A Baratti per fortuna non si pescava solo tonno, in ogni caso, nell’acropoli di Populonia è stata fatta una scoperta archeologica eccezionale: in uno degli ambienti del santuario delle Logge sono state ritrovate alcune anfore con ancora conservati al proprio interno resti di tonno. Dopo lunghi studi si è capito che si trattava di una selezione specifica di pezzi di tonno, parti vicine alla testa e di esemplari simili in dimensione (media dimensione) ed età (giovani). Non è stata ritrovata traccia di olio (che pure gli etruschi usavano) per cui probabilmente si trattava di una conservazione in salamoia di pezzi specifici. Nella classificazione del tonno in base a dimensione ed età che fa Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, libro IX, parla dei pezzi più pregiati che corrispondono a quelli ritrovati nelle anfore di Populonia.

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Immagine da https://en.wikipedia.org/wiki/Natural_History_%28Pliny%29

Sempre Plinio (Naturalis Historia libro XXXI) ci parla di un’altra preparazione, una sorta di salsa di pesce ottenuta per una macerazione. Si trattava di un prodotto di un insediamento specializzato, con grandi vasche per la macerazione. Si versava in queste grandi vasche un impasto di pesce grasso (alici, sarde, boghe e alacce comprese di interiora e sangue) e una salamoia ipersalina e si lasciava stagionare al sole per un periodo variabile. Forse questa salsa conteneva anche erbe essiccate, aceto di vino o aglio. Questi ingredienti erano aggiunti non solo per motivi di gusto, ma per il benessere (es. l’aglio per aumentare le proprietà antibiotiche e balsamiche della salsa): nei tempi antichi infatti la cucina non era distinta dalla medicina.

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Immagine da http://www.golfobaratti.com/baratti/vedere-baratti/mosaico-dei-pesci-di-baratti/

Un altro ritrovamento importante è il “Mosaico dei pesci”, rinvenuto per caso a metà dell’Ottocento all’acropoli di Populonia, posizionato sul pavimento musivo di una fontana monumentale. Sopra vi scorreva l’acqua per enfatizzare l’effetto “marino”. In seguito fu rimosso e venduto a privati (2); oggi è conservato al museo di Piombino. Il mosaico raffigura venticinque tipi di pesce, di cui uno probabilmente frutto d’invenzione, e la scena di un naufragio. Vi è una barca con sopra una colomba, ma la scena è rovesciata pertanto guardando il mosaico la colomba sembra una conchiglia. Sia la conchiglia che la colomba sono richiami a Venere e questo fa presumere che l’origine del mosaico sia un ex voto, dedicato alla divinità voluto dai superstiti.

(1) Gli oggetti ritrovati nelle tombe sono rappresentazioni da parata o rituali di utensili di uso comune.

(2) dopo essere stato staccato, il mosaico ha avuto vicende travagliate. Durante un trasferimento è anche caduto, poi è stato ricostruito. Solo negli anni Novanta è stato riacquistato dal Governo Italiano.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

3 commenti

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  • Ma sapete che il primo scavo l’ho fatto proprio a Populonia? Però non ero nell’ambiente delle Logge bensì lungo quella strada basolata che sale su…praticamente solo terra e pietre c’erano! :-D Ma ho dei bellissimi ricordi di quel posto magico, ed è bello ritrovarlo nelle vostre parole.
    Ah Dani, sai che gli etruschi nel vino mettevano anche…formaggio grattugiato?!?Pensa che sfiga, ai tempi non avresti nemmeno potuto raggiungere la divina ebbrezza! :-D

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