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Il Convento di San Giuseppe a Cagliari tra gastronomia, storia e natura

Il nostro blogtour in Sardegna si è concluso con una giornata magica al Convento di San Giuseppe di Cagliari, che da solo avrebbe meritato il viaggio. Il convento è un microcosmo dalla storia millenaria, dove oggi si tengono eventi e si celebrano matrimoni, battesimi, compleanni, anniversari e ogni altra occasione speciale.

convento di san giuseppe cagliari strada dei vini

Il convento fu fondato nel Medioevo dai monaci Vittorini e nel Seicento gli Scolopi lo intitolarono a San Giuseppe Calasanzio, fondatore dell’ordine, e da sempre questo luogo ha la vocazione a riunire le persone ruolo che conserva anche oggi, smessa la funzione religiosa.

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Prima di accedere assistiamo a un curioso “rito” in stretto cagliaritano, obbligatorio se si vuole essere ammessi: Giuseppina, la nostra guida, bussa alla porta del convento e una voce femminile autoritaria e un po’ sospettosa dall’interno chiede informazioni dettagliate sugli inattesi visitatori. Da quel poco che ci illudiamo di capire, si parla di forestieri (sicuramente noi) ma il resto è oscuro, ma se forma e contenuto del dialogo restano oscuri, il risultato è chiaro: l’esame dello zelante custode dell’accesso è superato, il portone si apre e siamo accolti come amici! Veniamo a sapere poi che questo era il modo in cui si prendevano informazioni sui viandanti che bussavano al Convento, non tanto per decidere l’ammissibilità o meno, ma per instaurare un rapporto di fiducia reciproca.

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Cantores in abiti tradizionali ci accolgono mentre ci lanciano manciate di petali di rosa e grano – tipico gesto di benvenuto – per ricordarci che siamo sulla strada del grano e del sale, non solo del vino. Appena entrati ci ritroviamo nella “piazzetta dell’accoglienza“, di epoca romana, dove un cippo testimonia l’amore di un uomo per la propria donna, scomparsa prematuramente. Accompagnati dal canto delle donne che nel frattempo svolgono piccole mansioni domestiche iniziamo la nostra esperienza al Convento.

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È domenica, giorno dell’abbondanza, e ci aspetta una tipica giornata sarda. Accompagnati da Luisa (la misteriosa voce oltre il portone, che col marito Paolo oggi gestisce il Convento di San Giuseppe), iniziamo con la raccolta dei fichi per la colazione e dei pomodori per il pranzo nell’orto sinergico.

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Qui le piante sono scelte perché lavorino in sinergia; ai lati di ciascuna area coltivata vengono messe piante di aglio e cipolla come “spaventapasseri” per i piccoli animali nocivi. La peculiarità di questo orto è che non si spianta mai, viene infatti chiamato anche “l’orto del coltivatore pigro”.

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Portiamo i fichi al tavolo della colazione della domenica, dove ci attendono panadinas di verdura e di carne cotti in forno, pane carasau fritto (che bontà!), prosciutto crudo e formaggio sardi.

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Dopo il doveroso ristoro, iniziamo a esplorare i locali interni del convento, ed ecco che ci ritroviamo immersi nella tradizione sarda, tra donne che preparano dolci con le mandorle, fanno il pane e la pasta fresca, il tutto sempre accompagnandosi con canti tradizionali che raccontano storie d’amore, di tradizioni contadine, di buon cibo e di legame col territorio.

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Abbiamo l’opportunità di vedere al lavoro Anna Maria Sarritzu, importante maestra del pane pintau, il pane delle feste tradizionale del basso campidano. Ci raccontano che a corredo del fidanzamento veniva regalato il piccolo coltellino che serve per fare i minuscoli intagli tipici del pane pintau.

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Altre donne sono intente a preparare un dolce di mandorle non cotto, e un’altra donna prepara i talarinos, una pasta fresca fatta di acqua, farina, sale e semola, poi la mette ad asciugare su due canne; con i ritagli di pasta prepara i retalaus, che torneranno utili per minestroni e zuppe.

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Ora però è tempo anche per noi di mettersi al lavoro per preparare il pranzo della domenica: ci armiamo di sciveddas, tipici contenitori in terracotta utilizzati anche per fare la fregula, semola a grana grossa, acqua tiepida, zafferano sardo e un po’ di uovo e, lavorando con la punta delle dita, formiamo la nostra prima fregula… o per lo meno ci proviamo!

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Fare la fregula è divertentissimo, ma di sicuro non così facile come sembra! Occorre manualità e un certo occhio per dosare di volta in volta acqua e farina che lentamente si aggrumano in palline sempre più grandi fino a diventare fregula. Alla fine il confronto con quella della nostra insegnante (se qualcuno si ricorda il nome, la citeremmo volentieri!) è impietoso ma non troppo, ci riproveremo di sicuro a casa!

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Lo chef Paolo Copetti nel frattempo prepara e ci serve una deliziosa zuppetta di fregula con frutti di mare, delicata ma davvero saporita, e una pasta ripiena con le vongole. La cucina è il cuore del convento, luogo d’incontro tra tradizione locale e grandi chef (ad esempio il 5 giugno era stato ospite Davide Oldani), di scambio di conoscenze e contaminazioni.

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Ma la giornata intensa scorre veloce e veniamo accompagnati nella sala dei cavalli per il pranzo (come se non avessimo già mangiato abbastanza! Qui il buffet è immenso: tartare di tonno e di muggine, tortelloni, passatina di ceci con gambero lardellato, millefoglie di melanzana con salmone affumicato pomodoro e basilico, gamberi, i tradizionali arrosti (di carne, ma anche di anguille e alloro) e molto altro.

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Chiudono il pranzo i tradizionali dolci a base di pasta di mandorle, che cambiano nome a seconda della densità, dell’umidità, della presenza di mandorle grattugiate o tagliate a coltello in lamelle finissime (è vero, non stiamo scherzando!!). Ci sono così i pardoula, i mustazzedulu, gli amaretti e i pastissusu, preparati da Anna Maria, glassati a pennello (particolarità di queste zone) e decorati con una finezza che #altrochecakedesign. Non conoscendo gli altri dolcetti, rimaniamo particolarmente stupiti dagli amaretti, sofficissimi, con un 10% di mandorle amare.

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Al Convento abbiamo passato solo poche ore, seppur dense di attività ed emozioni, ma sono bastate a trasmetterci tante sensazioni: dalla passione di Paolo e Luisa, che si ritrova anche in tutto lo staff, per il proprio lavoro, alla magia di questi luoghi che sembrano lontani nel tempo e nello spazio, pur trovandosi a pochissima distanza dal centro di Cagliari in una zona piuttosto abitata e che permettono di ritagliarsi uno spazio per rigenerarsi, cambiare ritmo e recuperare per qualche ora il proprio tempo. I valori di ospitalità e rispetto tipici di questa terra traspirano dalla pietre del Convento immutati da secoli e lo rendono veramente un luogo da scoprire.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

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