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Escursione nel Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Il weekend del 15-17 aprile siamo stati a San Vincenzo (LI) per un bellissimo blogtour alla scoperta del mare, del pesce azzurro e del vino. L’occasione è nata dalla collaborazione tra l’Associazione Italiana Foodblogger – AIFB e gli organizzatori della manifestazione “Un mare di gusto – Palamita & friends” che prende il via proprio oggi 23 aprile a San Vincenzo, per concludersi il 1 maggio”. La domenica abbiamo visitato il Parco Archeologico di Baratti e Populonia, scoprendo che gli etruschi erano amanti quanto noi del pesce azzurro e del vino. Ma facciamo un passo indietro, anzi, parecchi.

             Parco Archeologico di Baratti e Populonia san vincenzo blogtour aifb pesce azzurro palamita un mare di gusto

I primi villaggi etruschi sorgono nell’VIII secolo a.C. Già all’epoca inizia a prendere forma il centro siderurgico che connoterà l’area nel corso del tempo: il ferro proviene prevalentemente dall’isola d’Elba poi viene lavorato sulla terra ferma, sulla spiaggia di Baratti, utilizzando il carbone prodotto nelle vicine carbonaie.

Nel VI secolo a.C. fiorisce il centro abitato di Populonia, una delle più grandi e importanti città etrusche nonché l’unica fondata sul mare. Populonia è l’Acropoli e sorge sul promontorio, vi sono case e templi sontuosi. A testimonianza dell’Acropoli restano più che altro le buche nel terreno nelle quelli erano infissi i pali di legno che costituivano le strutture degli edifici: le città dei vivi non erano costruite per  durare in eterno, ma avevano tetti in paglia, pali di legno e muri di argilla; La città dei morti, la necropoli, invece era fatta in pietra per durare.

Nella parte bassa – Baratti – si sviluppano il quartiere portuale, il quartiere industriale e la necropoli, che viene utilizzata per secoli.  Tra le prime e le ultime tombe passano secoli, tanto che si sono stratificate a quote diverse, anche a causa dell’altezza a cui erano arrivate le scorie di lavorazione dei metalli accumulate già ai tempi degli etruschi.  Si trovano di diverse tipologie di tombe, da quelle più monumentali e diffuse a tumulo come la Tomba dei Carri, a quelle a edicola ispirate ai templi e alle case, a quelle a sarcofago, a semplici casse di pietra.

Il ferro dell’Elba è la grande ricchezza della Populonia dell’epoca. Il porto è molto attivo e arrivano merci preziose da lontano, vino, grani e metalli. Dobbiamo immaginarci Baratti con i fumi dell’attività industriale: i forni erano in continua lavorazione ed erano continuamente costruiti poi distrutti perché non si riusciva a ottenere una temperatura abbastanza alta. Gli etruschi erano riusciti a raggiungere i 1200°C: a questa temperatura si riescono a togliere le parti impure dal ferro grezzo, ma nelle scorie rimaneva comunque un’alta percentuale di ferro, che tornerà utile ai primi del Novecento. Le scorie di lavorazione si accumulavano sulle tombe della necropoli, sommergendola.

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Dopo secoli di rapporti politici privilegiati con i Romani, Populonia viene saccheggiata per aver preso le parti dell’uomo sbagliato. Nelle guerre tra Mario e Silla, Populonia si schiera dalla parte di Mario, che fu sconfitto e Silla decise quindi di punirne la città distruggendola. Se la città è quasi abbandonata, il porto rimane attivo, l’attività siderurgica cala, ma non si arresta e continua ad ammassare sulle vecchie tombe montagne di scorie; si arriverà a circa due milioni e mezzo di tonnellate di scorie, praticamente una miniera a cielo aperto!

Nel V secolo d.C. della città non restano che le rovine. Il bosco si è ripreso il promontorio, l’attività siderurgica si è attenuata, anche se lo scalo marittimo è ancora vivo e vitale.

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Nel XIII secolo nell’entroterra del Golfo di Baratti e sul Promontorio dominano i castelli. Un castello è stato costruito sulle possenti fondazioni di un tempio antico. Villaggi fortificati ospitano i minatori e i lavoratori delle fornaci che trasformano i minerali di rame e argento in metalli preziosi per le famiglie potenti e per la Repubblica Marinara di Pisa, che dominava questi territori. Da tempo sono tornate le paludi e i traffici commerciali si sono spostati più a sud, a Piombino, tanto che la memoria della città di Populonia va perdendosi.

Alla fine dell’Ottocento, proprietaria dei lotti è la famiglia Desideri. Durante i lavori di costruzione della strada che porta al Podere San Cerbone – anch’esso in costruzione – si trovano le prime tracce della necropoli. Gli scavi vengono fatti da Isidoro Falchi, medico appassionato di archeologia.

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Agli inizi del Novecento si scopre che le antiche scorie di fusione contengono ancora moltissimo ferro, che fa gola all’industria bellica. Le scorie vengono trasportate in vagoni ferroviari fino al porto, dove una teleferica le imbarca sulle stive in grandi navi a vapore. Tra le colline ferrose lentamente riemergono i grandi tumuli etruschi. Il lavoro dei ricercatori di ferro è affiancato da quello degli scavatori.

Nel 1959 viene istituito il Museo Archeologico Gasparri, con la collezione di Curzio Desideri. Il museo espone la collezione privata della famiglia Gasparri. Nel 1998 è inaugurato il Parco Archeologico di Baratti e Populonia.

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Perché abbiamo ritenuto così importante farvi tutta la storia dell’evoluzione di questo territorio? Perché il Parco Archeologico di Baratti e Populonia vuole raccontare il territorio con tutte le sue trasformazioni e vocazioni. Lo splendore e l’abbandono, il bosco e il disboscamento, gli etruschi e i minatori, la siderurgia, il porto, il vino, il pesce. Il tutto in una dimensione ancora in evoluzione: gli scavi proseguono, la comunicazione evolve, il parco è in continuo miglioramento. Ad esempio le visite sono ora parzialmente chiuse perché si sta facendo il “restyling” dell’area alta dell’Acropoli. Questo permetterà di aprire nuovi percorsi, ad esempio il perimetro dell’acropoli che permetterà di osservare la monumentalità delle mura.

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Ringraziamo per la bellissima visita Alessandro Fichera, Coordinatore del Parco Archeologico di Baratti e Populonia, Francesco Ghizzani Marcìa, Presidente Ente Parchi della Val di Cornia, ed Erika Grilli per averci guidato alla scoperta del Parco Archeologico facendo emergere gli aspetti più legati al cibo, di cui vi parleremo presto in un articolo sugli etruschi buongustai.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

3 commenti

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  • Bellissimo articolo, bravi. Adoro questi luoghi, e torno spesso a visitarli; per me hanno qualcosa di magico!

  • Non è facile parlare di archeologia senza annoiare e al tempo stesso dando informazioni corrette e circostanziate…bravi come sempre! E mi avete fatto venire voglia di tornare a Populonia! :-D

  • Finalmente godo della lettura del tuo articolo in modo rilassato :D Bravissima, complimenti, preciso e puntuale, ma scorrevole e ben impaginato, con foto superlative!
    A presto :)
    Maria Teresa

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