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Trota marinata al Campari e storia di un aperitivo italiano

Venezia dal ponte si legge Campari.

Hollywood si legge Hollywood, Venezia si legge Campari.

Eh… ma loro hanno scelto prima.

Ah!”

da Il milione, quaderno veneziano, di Marco Paolini

Immagine dal web

Dal 2006 la scritta Campari non troneggia più sul tetto dell’hotel Riviera in piazzale Santa Maria Elisabetta, ma io me la ricorderò per sempre, una delle prime cose che ho visto arrivata a Venezia la prima volta, quando ancora nemmeno sapevo cosa fosse il Campari.

Il Campari è un liquore alcolico ottenuto dall’infusione di erbe amare, piante aromatiche e frutta in alcol e acqua. La sua composizione è segreta, c’è chi provato a indovinarne gli ingredienti e sostiene che ne contenga addirittura 80. Il suo aroma e il gusto amaro lo hanno reso amato nel mondo ed è diventato a sua volta base per cocktail famosissimi come l’Americano e il Negroni.

Questo liquore nasce dagli esperimenti di Gaspare Campari, imprenditore italiano nato a Cassolnovo, in provincia di Pavia, nel 1828. A soli 14 anni si trasferì a Torino per studiare liquori e distillati. Qui fece importanti conoscenze, come quella con Teofilo Barla, maestro pasticcere di Casa Savoia, che lo raccomandò a Giacomo Bass quale apprendista nella sua famosa liquoreria e confetteria di Piazza Castello.

Studiando e sperimentando, Gaspare Campari mise a punto diversi liquori tra cui il “Bitter all’uso d’Holalanda”, dal distintivo gusto amaro, che presto divenne il più popolare tanto da meritarsi l’appellativo di “Bitter del Signor Campari”.

A 34 anni, Gaspare Campari si trasferisce a Milano, dove apre prima un caffè in un caseggiato con portici che si trovava in Piazza Duomo, poi abbattuto, e nel 1915 avvia lo storico locale Caffè Camparino nella Galleria Vittorio Emanuele II (nota 1). Sarà la posizione del caffè, sarà il gusto distintivo del liquore, il Campari diventa velocemente uno dei simboli di Milano e dello stile di vita italiano.

Nel frattempo ha aperto il primo stabilimento produttivo del Campari a Sesto San Giovanni (1904) e la sua fama è in continua espansione. Negli anni Venti vengono inventati l’Americano e il Negroni, entrambi presenti nella lista ufficiale dell’IBA (International Bartenders Association) nella categoria “unforgettable”.

Le pubblicità e le etichette del Campari si intrecciano con la storia dei movimenti artistici italiani: il futurismo e la collaborazione con Fortunato Depero, l’avanguardia con Carlo Fisanotti, il pop con Bruno Munari.

“Declinazione grafica del nome Campari”, Bruno Munari, manifesto per l’apertura della prima linea metropolitana di Milano, ora esposto permanentemente al Modern Art Museum a New York. Questo manifesto è stato ideato da Munari per essere letto da un treno in movimento.

Dagli anni Settanta all’arte grafica si aggiunge il cinema, e il marchio si lega a importanti registi e attori, in particolare nel 1985 Federico Fellini gira uno spot per Campari.

Il brand vuole comunicare passione, approccio cosmopolita, unicità e prestigio, meravigliosamente espressi nello spot di fine anni Novanta “Il Graffio”, sul tema del lesbismo, diretto dal regista indiano Tarsem e visibilmente ispirato alla pittrice Tamara de Lempicka.

Nel 2010, per celebrare i suoi 150 anni, vengono create tre etichette celebrative in edizione limitata, le Campari Art Label in collaborazione con il collettivo d’arte AVAF (Assume Vivid Astro Focus) e gli artisti internazionali Vanessa Beecroft e Tobias Rehberger. Per suggellare il rapporto tra Campari e mondo dell’arte viene aperta la Galleria Campari, che ripercorre le tappe salienti negli ambiti della grafica, della comunicazione e del design.

Oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra la giornata nazionale degli Aperitivi e noi festeggiamo il Campari, aperitivo per eccellenza in Lombardia, grazie a una ricetta dello chef Fabio Zanetello.

calendario del cibo italiano mtchallenge

Trota marinata al Campari con salsa verde

ricetta di Fabio Zanetello  trota marinata al campari

Ingredienti per 4 persone:

  • 2 trote o quattro filetti*
  • sale grosso**
  • zucchero di canna**
  • 2 bottigliette di Campari soda
  • due arance al naturale (le scorze serviranno per dare colore al piatto)
  • Prezzemolo un mazzo
  • Qualche foglia di menta
  • Mollica di pane vecchio
  • Olio
  • sale
  • pepe
* per questa ricetta serve una trota iridea, tipicamente lombarda. Volendo rifare questa ricetta con un pesce di mare, servirebbero più zucchero e meno sale nella marinatura

** in proporzione 3/4 di sale e 1/4 di zucchero di canna, è una marinatura semisecca

 

Preparazione

Eviscerate la trota e lavatela, pesate i filetti e adagiateli in una teglia, con la pelle verso il basso, sotto a una miscela di sale grosso, zucchero di canna, Campari e succo d’arancia. Lasciate marinare in frigorifero coperto con pellicola dalle 6 ore alle 24 ore. Per un risultato migliore si può marinare anche sottovuoto.

Preparate la salsa frullando la mollica di pane raffermo ammollata nel latte, un goccio di aceto di mela, prezzemolo, menta, tre cubetti di ghiaccio e aggiungendo a filo un po’ di olio extravergine. Aggiustate di sale e pepe e, a piacere, di peperoncino. Se dovesse risultare troppo consistente, aggiungete del latte, se fosse troppo liquida aggiungete altra mollica. La salsa deve comunque risultare morbida perché la trota è già molto consistente.

Finito il processo di marinatura, sciacquate la trota e scottatela solo dal lato della pelle (nota 2). Se preferite che sia più morbida, prima di cuocerla ammollatela in acqua per un quarto d’ora.

Impiattate con cura, guarnendo con delle zester d’arancia. Accompagnate con uno shottino di Campari.


nota 1: il Caffè Camparino è stato un luogo d’incontro di artisti quali Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Giulio Ricordi e Arrigo Boito, ed è tutt’ora aperto e in attività.

nota 2: la pelle si può rendere croccante cuocendola in pentola con fuoco vivo, poi impiattarla con il resto

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

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