viaggi

Parigi, de maison et objet e le nostre scorribande notturne

Con l’approssimarsi di San Valentino, qualcuno di voi avrà sicuramente pensato o sperato di passarlo a Parigi. Nell’immaginario collettivo la capitale francese è la città dell’amore, cosa che, personalmente, non ho mai capito… boh… forse deriva dall’immaginario e dai film americani? Forse perché la parlata un po’ bisbigliata francese ricorda due innamorati che sussurrano fra loro? boh! [nota di Pensacuoca: per la prima volta, osservando la città di notte, con le sue mille sfumature create dalle luci e dalle ombre dei dettagli architettonici, con il buio dei suoi locali, ho pensato che Parigi fosse una città magica… comunque non romantica, ma una città dove tutto può accadere]

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Noi, che siamo fatti un po’ a modo nostro, alla fine a Parigi ci siamo andati, ma quasi un mese prima del week-end dei cuoricini e delle frecce di cupido.

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A fine gennaio, infatti, insieme a alcuni amici siamo stati alla fiera Maison et Object, una delle maggiori in Europa per tutto ciò che riguarda la casa: dalle stoviglie ai tessuti, dai complementi d’arredo agli arredi di design. Maison et Objet Paris ha aperto i battenti al Parc des Expositions de Paris Nord Villepinte dal 24 al 28 gennaio e noi ci siamo concessi il venerdì e la mattina del sabato per visitare i 9 (nove!) padiglioni della fiera. Architettonicamente parlando la costruzione del polo fieristico, pur non recentissima (1982) è ancora estremamente funzionale, con un grande corridoio di distribuzione vetrato che collega tutti i padiglioni. I settori in cui era organizzata maison et object erano: Ethinic chic.MIC, Textile, Cook+design, cote déco, craft, ACTUEL, accessoires maison, scènes d’intérieur, M&O éditeurs, M&O project, now! Design à vivre. In una sola parola: enorme.

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Abbiamo dato uno sguardo praticamente tutti i padiglioni (mamma mia quanta roba, per vedere tutto con calma sarebbe probabilmente servito un mese!), anche se abbiamo dedicato più tempo sicuramente a “cook+design” e a “now!”, che raccoglie le proposte di piccole imprese e designer che iniziano a farsi conoscere, oltre che le ultime novità del design. Cercando di riassumere le “tendenze”, secondo noi emergono tre elementi: i colori pastello e “naturali” (il sabbia, il beige, ecc.), la tendenza verso il biologico/sostenibile e il “finto vintage” anni ’50.

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In generale abbiamo visto una tendenza verso colori tenui, meraviglioso esempio la nuova linea di pentole in ghisa Le Creuset che sono passate dall’arancione sgargiante al beige, lilla e azzurro tenui.

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Il messaggio è chiaro, colori che richiamano la natura e danno un senso di tranquillità e calore domestico. La tendenza verso prodotti più sostenibili è stata anche alla base di alcuni stand che sono stati realizzati con materiali di recupero (cartone riciclato, pallet, cassette di legno) come lo stand Lékué o di Serax. Quest’ultima presentava anche contenitori per piante e fiori in gomma ricavata da vecchie camere d’aria.

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Bibol proponeva delle ciotole in bambù con finitura esterna laccata con colori privi di solventi. Molti anche i tessuti naturali, con colori rispettosi dell’ambiente.

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Tanti anche gli stand che proponevano gli oggetti più vari provenienti da tutto il mondo come mobilio, porte, insegne di attività commerciali. Sull’originalità di tutti questi oggetti non siamo in grado di esprimerci, ma sicuramente c’erano molte coseinteressanti. In diversi stand abbiamo visto anche un ritorno alle grafiche retrò, anche anni ’50, come pois e colori primari.

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Ovviamente nei padiglioni dedicati al lusso non abbiamo notato queste attenzioni, ma comunque ci siamo rifatti gli occhi tra tappeti pregiati, materiali preziosi e ambienti domestici decisamente lontani dal nostro quotidiano! Qualche perplessità mi hanno destato alcuni eccessi, come squali impagliati che oltre a non essere esattamente bellissimi (non gli animali in sé, ma come appaiono dopo l’imbalsamatura), facevamo un po’ tristezza pensando a quanto sono affascinanti da vivi.

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Sfogata la curiosità in fiera, ci siamo tenuti il sabato pomeriggio e sera per un brevissimo giro in città, sfruttando anche la posizione centrale del nostro alloggio. Vi anticipiamo già che non abbiamo visto molto, anche a causa del brutto tempo e della stanchezza che ci hanno un po’ condizionati.

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Alla fine ci siamo concessi un veloce passaggio davanti a Nôtre-Dame, che vale sempre la pena, e tanto per non perdere il filo, un giro alle Galeries Lafayette, che non sono solo un grande magazzino, ma anche un pezzo di storia dell’architettura. Il magazzino di Boulevard Haussmann è stato inaugurato nel 1912 ed era la realizzazione di un’idea: creare un bazar di lusso in cui materializzare (e suscitare) i sogni e i desideri dei parigini e non solo.

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L’edificio è in stile Art Nouveau ed è caratterizzato dalla ricchezza delle finiture e dalla magnifica cupola in vetro che sovrasta l’atrio centrale. Nonostante sia stato continuamente aggiornato e sia assolutamente un negozio moderno (e iperaffollato!), dietro le luci e la massa di persone si vedono ancora la struttura e le decorazioni di inizio Novecento. Anche se non siete decisamente dei fan dei centri commerciali e dei posti affollati, fate comunque un giro dentro al Lafayette, non fosse altro che per accedere alla terrazza panoramica da cui si possono vedere il teatro dell’opera, la torre Eiffel, il Centre Pompidou, l’arco di trionfo e, in lontananza, il complesso finanziario della Défense.

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Ci ha molto colpiti anche il Monumento all’Olocausto e ai Giusti, particolarmente suggestivo di notte (d’altra parte noi di giorno eravamo in fiera, abbiamo girato soprattutto alla sera, ed era tutto molto affascinante!).

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Abbiamo avuto anche un piccolo assaggio del Natale a Parigi: c’erano ancora in giro molte luminarie, alcuni alberi addobbati e tutto questo è stato rimarcato dalla presenza di alcuni stand dedicati al Natale in fiera.

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racconto di Fotomangio

Nota culinaria di Pensacuoca

Non potevamo lasciarvi a bocca asciutta, non raccontandovi di qualche chicca culinaria della grande capitale francese.

Una breve considerazione riguarda intolleranze e allergie: Parigi è una città abbastanza difficile se siete celiaci (QUI un bell’articolo dedicato); se il problema sono i latticini riuscirete a cavarvela in qualche modo (magari sapere due parole di francese non guasta): pane e marmellata a colazione nelle brasserie mentre per gli altri pasti state attenti che le verdure non siano condite con burro o panna, e carne o affettati sono sempre una rete di sicurezza.

Detto questo, dopo abbondanti colazioni a base di pane e marmellata per me, e di french toast e brioche per gli altri della comitiva, ci concentravamo direttamente su aperitivo e cena.

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Per l’aperitivo non c’è che la scelta di locali con atmosfere suggestive e bohemiene, che insieme a un buon bicchiere di vino scatenano le confessioni più intime!

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Il primo giorno il nostro istinto ci ha guidati in un ristorantino francese Bourguignonne, dove già pregustavamo di mangiare una fonduta di carne (fondue bourguignonne). In realtà nel ristorantino preparavano la “bœuf bourguignon“, che è uno stufato di carne cotta nel vino Borgogna, piatto tradizionale saporito e consistente.

La seconda sera ci siamo fatti consigliare da amici che erano stati in un localino di cucina kosher qualche mese prima, chiamato Chez Marianne. Siamo entrati nel locale, molto carino e caratteristico, con pochi posti… così pochi posti che siamo stati spostati in un secondo locale, dall’altra parte della strada, ma non c’era posto neppure lì così abbiamo scoperto che Chez Marianne è dotato di un terzo locale, sempre a pochi metri dai precedenti, più grande e anche più vuoto, ma noi siamo finalmente stati collocati in una quarta sala, sempre non collegata alle precedenti, piuttosto squallida. Quanti siano in tutto questi locali, vicinissimi tra loro, non ci è dato saperlo; la cucina però è una sola. Cosa dire di questo posto (o dovrei parlare al plurale?), oltre a un “non andateci”? Guardando il lato positivo della vicenda, la cena ha rafforzato lo spirito di gruppo e sarà un aneddoto divertente da ricordare. Usciti dal locale a pancia vuota e morale a terra, ci siamo rinfrancati con delle crepes al gran marnier e con una zuppa di cipolle.

Come ultima cena ci siamo fatti consigliare da un ragazzo che conosce bene Parigi, e che ci ha inviato in un ristorantino che fonde cucina spagnola e cucina francese, Fogon. In particolare ci avevano consigliato di assaggiare le “tapas francesi”e la paella. Ormai conosco bene la cucina spagnola, la paella era assolutamente all’altezza. Ma ciò che ci ha stupito maggiormente sono state le “tapas”: creatività, passione, ricerca di accostamenti audaci. Non sempre capivo esattamente cosa stessi mangiando (il nostro esperto francofono era partito nel pomeriggio verso la Germania, quindi ci siamo barcamenati al nostro meglio!), però era tutto veramente buono.

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E con queste note saporite chiudiamo i nostri appunti di viaggio su Parigi. Disfatta la valigia, riposta nell’armadio, siamo pronti a ripartire presto per la Spagna, destinazione Zaragoza, per continuare gli studi per la mia tesi di dottorato. A marzo dedicheremo un mese a questa meravigliosa città e alla cucina spagnola in generale, stay tuned!!

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Pensacuoca

Creativa nel DNA, il suo animo spazia dalla precisione di una segretaria svizzera alla sregolatezza di un musicista underground.
Prende appunti, annota tutto, studia, legge, intraprende preparazioni lunghe e difficili e poi butta tutto in vacca dimenticandosi il sugo sul fuoco o tagliando la decorazione in cubetti casuali. Per fortuna c'è Fotomangio, che un po' la sgrida e un po' la salva...

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