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Il nostro incontro con la Caretta caretta

Scegliere di fare le vacanze in posto di mare bello per me significa solo una cosa: snorkeling! Vanno benissimo le spiagge paradisiache e i mojito in riva al mare, ma se sotto la superficie non c’è niente di interessante e i fondali sono dinamici come un rettilineo sulla Milano-Bologna, a me manca qualcosa. Quando abbiamo deciso di passare le vacanze a Creta ho subito cercato di capire quali fossero le spiagge migliori e se ci fossero indicazioni sulla fauna locale. Nella mia personalissima lista dei desideri sottomarini ai primi posti si trova sicuramente la possibilità di avvistare in mare e magari nuotarci pure, con uno degli animali più affascinanti che popolano il Mediterraneo: la Caretta caretta.

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Nido di Caretta caretta sulla spiaggia di Kalamaki

Quest’anno ero pronto all’avvistamento: maschera facciale nuova di zecca regalata da Pensacuoca per l’anniversario e super-mega-fighissima actioncamera per gli scatti e le riprese sottoacqua avuta in regalo dagli amici per immortalare i miei primi quarant’anni! Mancava solo LEI.

Con una veloce ricerca in rete ho scoperto che a Creta ci sono tre zone principali di nidificazione: due al nord, nella zona di Chania e di Retimno, e una a sud, sulla spiaggia di Kommos nel golfo di Mesara, meta dei nostri ultimi quattro giorni di mare, in pieno periodo di schiusa delle uova, tra agosto e settembre.

La Caretta caretta, o tartaruga marina comune, a dispetto del nome è una specie a rischio (il suo stato di conservazione sulla Lista rossa IUCN è “in pericolo” ) e in Grecia ci sono due associazioni che si occupano di tutelare la Caretta caretta in particolare vigilando sui luoghi di nidificazione. Una di queste è ARCHELON, associazione senza scopo di lucro operativa in diverse aree della Grecia, tra cui Matala e Komos, nel golfo di Mesara.

Nonostante alcuni tentativi andati a vuoto di mettermi in contatto con ARCHELON prima della partenza, avevo raccolto abbastanza informazioni per provare a contattarli una volta sul posto e così è andata.

Il 28 agosto siamo arrivati a Kalamaki, una delle località che affacciano su Kommos e la prima cosa notata sulla spiaggia sono state le piccole strutture metalliche gialle e blu utilizzate per segnalare la presenza di nidi sotto la sabbia. Cominciamo bene, ho pensato, e così abbiamo iniziato un po’ per gioco a passare a controllare quelli più vicini all’albergo, sia al mattino mentre uscivamo sia alla sera prima di rientrare, per vedere se c’era qualche indizio di una schiusa, ma niente.

Le cose hanno cominciato ad andare nel verso giusto quando due volontarie di ARCHELON incontrate durante una di queste passeggiate mi hanno suggerito di visitare il loro chiosco a Matala. Matala è una bellissima spiaggia (di cui vi parleremo a tempo debito) già nel nostro itinerario, quindi alla prima occasione siamo passati al chiosco dove siamo stati informati delle attività dell’associazione e dove abbiamo saputo che, nel tardo pomeriggio, avrebbero scavato uno dei nidi proprio sulla spiaggia di Kommos, a circa un chilometro da dove eravamo alloggiati.

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Appena uscito si avvia verso il mare

Lo scavo dei nidi è un’attività che i volontari svolgono dopo circa una decina di giorni dalla schiusa. Lo scopo è contare le uova per sapere quanti piccoli sono usciti, quanti non ce l’hanno fatta e se qualcuno è rimasto nel nido ma è ancora in vita.

Preparati a vedere solo gusci vuoti o uova non schiuse, la nostra sorpresa è stata grande quando abbiamo visto ben 4 piccoli tartarughini uscire vivi dai gusci: il nostro primo incontro con la Caretta caretta! Essendo nati “fuori tempo massimo” non erano gli esemplari più in forma della nidiata e di quattro, due non erano quasi in grado di muoversi e altri due hanno faticosamente iniziato la faticosa marcia verso il mare, che però non sono riusciti a raggiungere.

In questi casi l’emozione e l’empatia con i piccoli sono davvero forti e si vorrebbe fare di tutto per agevolarli, ma è quanto di più sbagliato si possa fare e i volontari di ARCHELON sono preparati a consigliare cosa fare e non fare se ci trova davanti a una schiusa: non toccarle, non portarle in acqua, non bagnarle. I consigli sono di spianare la strada davanti a loro e, se è necessario, proteggerli dal sole facendo loro ombra. Ci sono state date due spiegazioni per questo: il percorso dal nido alla battigia consente ai neonati di fortificare i muscoli per affrontare il mare, inoltre, sembra che la memoria di questo loro primo passaggio sulla terraferma in qualche modo gli sarà utile quando da adulti torneranno per deporre le uova a loro volta.

Nel caso specifico dei nostri quattro tartarughini la procedura prevede che – quando sono troppo stanchi per raggiungere il mare – siano riseppelliti vivi. Può sembrare cruento, ma in realtà si da loro una seconda chance (terza, in questo caso) perché non si fa altro che replicare quello che naturalmente fanno i piccoli di tartaruga appena nati, ossia scavare ed emergere dal nido. Se sono abbastanza forti da riuscirci, avranno una possibilità di cavarsela anche in mare, in caso contrario… è selezione naturale.

L’indomani mattina alle 6:00 le volontarie sarebbero tornate a verificare la situazione e noi non potevamo mancare! Sveglia prima dell’alba, partenza per Kommos con tanto di torcia e… sorpresa delle sorprese, un piccolo tartarughino era riuscito ad uscire e aveva quasi raggiunto il bagnasciuga.

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neonato che prende il mare, buon viaggio!

Dopo qualche minuto e non poca fatica da parte sua, il nostro eroe ha raggiunto finalmente il mare! Io mi ero attrezzato di maschera con l’intenzione di filmare anche i primi colpi di pinna del piccolo, ma le condizioni del mare mi hanno reso impossibile continuare a seguirlo anche in acqua.

Un successivo sopralluogo ha individuato le tracce di un altro superstite che nottetempo era uscito dal nido e raggiunto l’acqua, quindi almeno due su quattro ce l’hanno fatta!

Dovete sapere che di una nidiata solo l’1-2% dei piccoli raggiunge l’eta adulta, capite quindi quanto può essere importante il lavoro svolto dai volontari, ragazzi che arrivano da tutto il mondo! Quest’anno del gruppo di Creta facevamo parte inglesi, australiani e una sola ragazza greca (mi è un po’ dispiaciuto che non ci fosse nemmeno un italiano) trasformando questa esperienza in un’occasione di socializzazione importantissima, oltre che in una possibilità di esercitare l’inglese in un contesto che di scolastico ha davvero poco! I ragazzi sono ospitati in un camping della zona e possiamo solo immaginare il clima di festa che ci può essere nel gruppo.

Oltre ad offrirsi volontario, ci sono tanti altri modi di sostenere le attività di tutela delle tartarughe marine di ARCHELON, ad esempi adottando a distanza un piccolo, un nido, oppure un adulto o una tartaruga ferita. Se volete saperne di più potete visitare il loro sito web o contattarli direttamente.

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Caretta caretta in cura all’acquario di Heraklion

Se volete vivere con noi l’emozione del primo contatto con l’acqua di un piccolo di Caretta caretta, guardate il video qui sotto!

PS:

Alla fine siamo anche riusciti a vedere una tartaruga adulta, non in mare ma in una delle vasche dell’Acquario di Creta, vicino ad Heraklion. Qui vengono ospitate per motivi medici e vengono rilasciate una volta guarite. La nostra amica sembrava in forma quindi speriamo torni in mare al più presto!

 

 

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

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