eventi salute in cucina

Nutrimi IX. Il cervello a tavola.

Nutrimi è un momento di formazione, aggiornamento e condivisione delle conoscenze che coinvolge ogni anno le più importanti società scientifiche italiane ed internazionali. Il 10 e 11 aprile 2015 si è tenuta a Milano, nella sede del Sole 24 Ore la IX edizione “Verso una nuova nutrizione”.

La sessione OPEN è aperta ad aspetti che vanno oltre la professione medica. Neuroscienza alimentare e sostenibilità entrano nel nostro quotidiano e riguardano il nostro stile di vita; sono questioni personali, che comprendono numerosi fattori, ma la scienza può darci la direzione, o per lo meno alcuni punti fermi da considerare.

NutriMI-newlogo

Foodology: come il cibo condiziona comportamenti e società

La Professoressa Emanuela Scarpellini, del Dipartimento di studi storici dell’Università degli Studi di Milano, ha aperto la sessione open evidenziando come “mangiare” non sia solo un bisogno fisiologico, ma abbia una valenza culturale e sociale.

Mangiare insieme è stato il primo atto sociale della storia, nel mangiare insieme ritroviamo l’idea di famiglia, ma anche quella di amico e nemico (quest’ultimo non è ammesso alla nostra tavola).

Attraverso il cibo iniziamo a dare dei valori, si pensi a tutto il dibattito etico intorno al mangiare carne: l’alimentazione è una pratica influenzata da etica e religione. Un tempo in Italia, per precetto, non si poteva mangiare carne per circa un terzo dell’anno.

Il modo in cui mangiamo è segno di civiltà: per noi la tavola deve essere ben apparecchiata, si devono usare le posate e ci sono molte regole da seguire.

Proust e l’ipotalamo

Il Dottor Gianfranco Marchesi è Specialista in neurologia, psichiatria e fisiatria ortopedica, e dirigente dell’Unità Operativa Area Nord AUSL di Reggio Emilia, presso l’Ospedale di Guastalla. Il suo intervento parte dalla considerazione che passiamo quasi 15 anni della nostra vita a tavola, distribuiti in circa 100.000 pasti; l’alimentazione quindi ha una connotazione psicologica e cognitivo-sensoriale importantissima.

Il cervello ovviamente riveste un ruolo fondamentale anche nell’esperienza polisensoriale del mangiare, tanto che si può parlare di neuro-gastronomia, che si associa spesso alla neuro-bellezza: dal punto di vista evolutivo siamo spinti verso il bello (e il buono) perché sappiamo che ci faranno bene e faranno bene alla nostra specie, tanto nella scelta del partner quanto in quella del cibo.

L’ipotalamo è la parte del cervello che regola funzioni fisiologiche importanti, è un tempio e un ristorante cerebrale. Coordina le funzioni vegetative (fame, sete, sonno, sudorazione, ecc..) ed è collegato a due aree contigue, l’ippocampo (archivio cognitivo, sede dei ricordi), e lobo limbico e amigdala (sede delle passioni, delle pulsioni e delle emozioni). È un centro antico del nostro cervello, evolutivamente collocato tra la parte rettiliana e la corteccia cerebrale, che ci fa essere Homo sapiens sapiens. L’ipotalamo ha circa 10.000 anni e da allora non si è più evoluto, rivestendo una funzione importante nelle associazioni mentali legate al cibo.

È quindi colpa dell’ipotalamo e dell’ippocampo se Proust, riassaporando le madeleines, ricorda la sua infanzia passata a casa della zia malata a Combray.

L’alimentazione, sottesa a questi centri, assume una connotazione psicologica e cerebrale e si lega a ricordi ed esperienze. La ricerca neurologica ci dice che il cervello elabora gli input, li mappa e li collega a ricordi e emozioni, dando loro dei significati.

Gli stimoli che arrivano da gusto, olfatto, udito, vista e tatto, compongono l’esperienza poli-sensoriale del mangiare; passano dall’ipotalamo e arrivano alla corteccia orbitale, centro sovrano del sapore. Tutti e cinque i sensi sono coinvolti, in primis la vista.

La nostra specie si basa molto sulla vista, che interferisce con il gusto e gli altri sensi, tanto che si parla di “occhi della pancia”: quando guardiamo un cibo ci creiamo verso di esso un’aspettativa. Il gusto è una sentinella, è innato e ci difende da ciò che non è commestibile. Ad esempio le cose dolci ci piacciono perché ci dà energia, diffidiamo dall’amaro perché tali sono le cose velenose. Con il tatto avvertiamo la croccantezza. Nel cervello si forma il sapore, ed è un percorso anche affettivo e cognitivo, oltre che chimico e analitico.

Cartesio si sbagliava quindi quando attribuiva le emozioni al “cervello animale”, emarginandole quindi dalla ricerca scientifica fino a tutto l’illuminismo. Nell’Ottocento, prima Darwin le rivaluta e poi Freud le sdogana, rivalutando il lobo limbico. Le emozioni quindi assumono importanza anche nel pensiero, perché solo se ci emozioniamo possiamo ragionare bene!

3177 amici sono stati qui 1 amici oggi sono stati qui

Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

Aggiungi un commento

Clicca qui per postare un commento

Ti è piaciuto? non ti è piaciuto? lasciaci un commento!

Non perderti nessun articolo!

Orgogliosi di essere in

Orgogliosi di essere in

Partecipiamo al

Partecipiamo al

Archives

Acqua&Menta è membro di

aifb associazione italiana food blogger

Seguici su:

 

facebooktwittergoogle+pinterestyoutuberss

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: