sul territorio

Scyavuru, il gusto della Sicilia

All’ultima edizione di TASTE abbiamo fatto la conoscenza di Scyavuru, incubatore nato a Ribera (AG).

Scyavuru nasce tredici anni fa dalla volontà di 3 soci di trasformare in ottime conserve, marmellate e altri prodotti la frutta e la verdura da tempo coltivate nelle aziende di famiglia come produzione primaria.

Piano piano la cosa si è evoluta, inserendo anche una serie di prodotti che non vengono dalle loro aziende, ma dal territorio circostante (ad es. la pesca di Bivona o il fico d’india di Santa Margherita, le ciliegie di Chiusa, o il mandarino tardivo di Ciaculli), che per peculiarità organolettica o vocazione del territorio sarebbero coltivabili nelle aziende della produzione primaria, ma non sarebbero come quelle dei territori di origine.

Per farveli conoscere abbiamo chiesto a Nino Tornambè, ideatore di Scyavuru insieme al cognato e responsabile della produzione, di raccontarci un po’ la sua attività e la sua storia, un’occasione per conoscere loro e la loro terra, non priva di contraddizioni.

Dalla chiacchierata con Nino emerge la fatica enorme di lavorare in un territorio come il loro e solo la passione per la terra e il lavoro che li ha contagiati come un virus li spinge a portare avanti la causa in questo modo, anche se a volte è veramente difficile perché spesso anche le cose più semplici appaiono complicate.

scyavuru taste

D – Avete un nome particolare: ci volete raccontare da dove viene?

R – Particolare solo perché è una parola dialettale che si riferisce a “buon odore, profumo”. Nella fattispecie c’è una anomalia perché solitamente questo termine è scritto “sCIavuru” mentre il nostro è “sCYavuru”. Nella storia dell’azienda abbiamo avuto modo di confrontarci con persone anglosassoni che chiedevano come si chiamasse il profumo che usciva dai fiori della zagara che arrivava dai circostanti agrumeti, in siciliano gli abbiamo detto “sciavuru”, ma questi lo hanno scritto con la Y.

Questo termine ce lo siamo ricordati e quando 13 anni fa abbiamo deciso di creare un incubatore all’interno delle aziende agricole di famiglia storiche.

 

D – È evidente che avete un forte legame con la vostra terra, come entra la Sicilia nei vostri prodotti?

R – Noi siamo molto legati al territorio perché siamo produttori di frutta, nasciamo come agricoltori, quindi vogliamo promuovere il nostro prodotto trasformato; nella quasi totalità dei nostri prodotti si respira e gusta la Sicilia in tutte le sue forme.

 

D – Quali sono i vostri punti di forza e qual è il prodotto di cui siete più orgogliosi?

R – È come chiedere a un padre qual è il figlio preferito: è una domanda che non avrà mai una risposta. Come può dire un padre per i figli, alcuni hanno un carattere unico nel loro genere, ad esempio: la fragolina ha delle spigolosità molto particolari e si riconosce immediatamente al palato, è un capriccio di madre natura. Gli agrumi sono la nota che quasi è nel nostro DNA, per non parlare di tutte quelle tipologie di frutta uniche, anche perché la Sicilia è un micro-continente, ma in realtà la nostra zona – prettamente agricola per storia e tradizione – come morfologia è distante da quello che uno si immagina il territorio siciliano, non è brulla e d’oro in estate; è bagnata da 3 fiumi (Verdura, Magazzolo e Platani) e quindi c’è sempre una nota di verde tutto l’anno. Questo ha aiutato molto gli agricoltori e ci sono piante aromatiche ed erbe uniche per moltitudine varietale ed ecospecie, che si trovano solo qua.

 

D – Come vorreste fosse la vostra attività tra 5 anni?

R – Oggi stiamo investendo molto sulla promozione e sulla ricerca e sviluppo dei prodotti. La promozione è importante perché l’altra faccia della medaglia del nostro territorio è che siamo un’isola vera e in quest’isola noi siamo nella parte più selvaggia, non ci sono autostrade o ferrovie. Qui si muove tutto ancora su gomma su strade fatiscenti, siamo abbandonati dal settore delle comunicazioni cose che in altre parti di Italia e della Sicilia non immaginano nemmeno e che sono lontane da qualsiasi logica imprenditoriale.

Tra 5 anni mi auguro che cresca come sta facendo in questi anni così avremo anche tempo di metabolizzare un trend di crescita esasperato grazie agli investimenti fatti nella promozione (manifestazioni, fiere di settore, ecc.).

 

D – Qual è il vostro rapporto con la tradizione e l’innovazione?

R – Noi seguiamo la tradizione in quanto a rigore e a prodotti che vengono da una storia legata alle ricette che nascono sul territorio.

Per l’innovazione bisogna proiettarsi in funzione di quello che il mercato e il consumatore chiedono, senza snaturare l’identità aziendale e del prodotto. Bisogna però mettersi in discussione e cercare di migliorare sempre. Innovazione come miglioramento di un servizio da offrire al cliente che ci permette di vivere.

 

D – Pane, burro e marmellata o crostate. Avete proposte più stuzzicanti per usare le vostre marmellate e confetture?

R – Certo, pane burro e marmellata, si possono fare tranquillamente. Se si vuole fare una crostata è importante prima cuocere la pasta “in bianco” (con legumi all’interno per evitare che si bruci) e solo dopo riempire la pasta frolla perché le nostre marmellate sono molto ricche di acqua e non si sposano molto con un prodotto da forno.

Io sono un appassionato di cucina e adesso ad esempio sto lavorando su una mousse – per legge una gelatina – di melagrana strutturata e viscosa per utilizzarla in cucina in accompagnamento ai dolci, per guarnire qualche arrosto di agnello o con la selvaggina. Abbiamo già presentato una confettura di more di gelso nero che va bene sia per la gelateria sia per guarnire dolci che per la colazione.

Vi suggerisco di condire gli spaghetti coi gamberetti di Mazara e la marmellata di mandarino tardivo: allungare la marmellata con acqua, riscaldarla con filo di olio, pepe macinato grosso al momento e spadellare con spaghetti e gamberetti saltati in padella (senza formaggio ma con mollica fresca di pane di grano duro, rosolato/imbiondito in padella, il formaggio dei poveri). Così si può fare anche un sughetto per un arrotolato di tacchino o un pollo al forno spennellato con marmellata di mandarino, con un’impronta quasi araba.

 

D – Se dici pesto, si pensa subito alla Liguria, ma non esiste solo quello genovese. Tra i vostri prodotti ci sono molti “pesti”, ce ne volete parlare?

R – È giusto ricordare il pesto ligure perché loro sono stati molto bravi a promuoverlo, ma pesto significa pestato / trito. Nella fattispecie i nostri sei pesti sono legati al territorio: pistacchio o mandorle e pistacchio sono tutti un trito di frutta secca, olio extravergine prodotto nelle nostre aziende, sale e pepe. Non bisogna esagerare con spezie e condimenti altrimenti si rischia di andare a personalizzare troppo i prodotti (secondo il nostro gusto, ndr) e siccome la Sicilia è terra dell’ospitalità che vuole affascinare e mettere a proprio agio anche in cucina, chi usa i nostri prodotti deve avere la possibilità di personalizzarseli secondo i propri gusti.

Altro pesto che incarna il nostro territorio è quello di finocchietto che raccogliamo nelle nostre montagne, lontano da fattori di inquinamento. Abbiamo il vantaggio che essendo abbandonate non ci sono molte industrie e possiamo offrire un prodotto più sano. Il pesto di finocchietto è la base per la pasta con le sarde alla palermitana, al quale poi si possono aggiungere il tonno, lo sgombro o le acciughe sott’olio, come vuole la tradizione. Il nostro pesto è una base che si può personalizzare a piacere.

C’è anche il pesto trapanese: un trito di pomodoro con mandorle tostate e aglio che caratterizza il prodotto perché la ricetta lo impone.

Il pesto mediterraneo ha un nome di fantasia, è un trito di pomodoro secco e olive verdi ed è in grado di far diventare qualsiasi carne di maiale al sugo, un ottimo sugo di cinghiale perché caratterizza molto la carne, non solo la pasta.

Il pesto isolano, altro nome di fantasia, è caratterizzato dai capperi. Molto versatile in cucina, può sostituire uno spaghettino aglio olio e peperoncino, va bene anche con crostini o pesci, insomma sono da provare.

Il pesto di pistacchio può essere usato non solo per la pasta (gamberetti, zucchine e pesto di pistacchio, ad esempio) ma anche spennellato sopra a un salmone grigliato, fa la sua bella figura.

 

D – Dalla tavola al vino. Come è nata l’idea di portare i sapori dei grandi vini siciliani nelle vostre gelatine? Come li avete scelti?

R – Sono 5 vitigni autoctoni scelti perché caratterizzano la Sicilia tra cui l’insolia e il marsala. Le peculiarità aromatiche ben si sposano coi taglieri di formaggi e sono abbinabili ad un’ampia gamma di varietà per note di profumo e percezioni al palato che si hanno durante l’abbinamento.

 

D – Che mondo sarebbe senza… Tra le vostre creme spalmabili qual è la vostra preferita? E la più richiesta?

R – Non facciamo differenze tra i nostri prodotti e certamente non ci permettiamo di criticare gli altri produttori.

Preferiamo lavorare sul nostro e far degustare ai clienti i nostri prodotti, farli conoscere, andare sul campo, confrontarci assaggio per assaggio, cucchiaiata dopo cucchiaiata, confrontandoci direttamente con i potenziali clienti.

Se vogliamo, da uno screening negli assaggi e anche un po’ per moda o gusto, il pistacchio la fa da padrone, ma ce ne sono tantissime altre che sono veramente molto interessanti e che riscontrano interesse non di poco conto, non c’è tanto distacco.

 

D – Che canali possiamo utilizzare per acquistare i vostri prodotti?

R – Si trovano in tante attività e punti vendita in tutta Italia e non solo, siamo abbastanza presenti in un segmento di alimenti di alta qualità (no grande distribuzione al momento, a meno che la GDO non cambi strategia)

I clienti privati possono scriverci una email e noi li indirizzeremo ai negozi più vicini.

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Pensacuoca e Fotomangio

Gli articoli di Pensacuoca e Fotomangio sono quelli scritti a quattro mani. La maggior parte dei nostri articoli nasce così, dopo lunghe trattative su tutto. Lui è preciso, ha un ottimo palato e la pazienza per settare correttamente la macchina fotografica. Lei è quella creativa ma scapestrata.

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